02.04.08
LA PREGHIERA DELLA SERA DI RIMBAUD
Vivo seduto, come un angelo fra le mani d’un barbiere, impugnando una tazza di birra dalle grosse scannellature, tesi il collo e l’ipogastro, con una pipa Gambier tra i denti, sotto i cieli gonfi d’impalpabili vele. Come escrementi caldi d’un vecchio colombaio, mille sogni fanno in me dolci ustioni: e, tratto tratto, il mio cuore triste è come un alburno insanguinato dall’oro giallo e cupo delle scolature. Poi, quando ho ringhiottito i miei sogni con cura, mi volgo, dopo aver bevuto trenta o quaranta tazze, e mi raccolgo per dar sfogo all’acre bisogno. Mite come il Signore del cedro e degli issopi, io piscio verso i cieli bruni, molto in alto e lontano, col consenso dei grandi eliotropi.
ODE A TRIORA
…Nel lento decliviar del giorno,
sul finir di novembre,
quando l’animo stanco perde la speranza
e il viaggiare diventa
delle quotidiane incertezze
il dolce oblio,
inaspettata e prodigiosa scorsi una terra
dove mai tenebra calava,
ma l’ora del crepuscolo
come incerto bagliore di fiaccola
ne illuminava i nebulosi confini.
Era la landa dello Spirito
Distesa di secolare pace
Celata tra le nebbie della storia,
dimora fatta di silenti chiostri e antiche rovine.
Qui ritrovai sepolte le memorie del passato
Che inascoltate giacevano
In attesa di colui che per amore e nostalgia
Non le avrebbe più dimenticate
