02.04.08
LA PREGHIERA DELLA SERA DI RIMBAUD
Vivo seduto, come un angelo fra le mani d’un barbiere, impugnando una tazza di birra dalle grosse scannellature, tesi il collo e l’ipogastro, con una pipa Gambier tra i denti, sotto i cieli gonfi d’impalpabili vele. Come escrementi caldi d’un vecchio colombaio, mille sogni fanno in me dolci ustioni: e, tratto tratto, il mio cuore triste è come un alburno insanguinato dall’oro giallo e cupo delle scolature. Poi, quando ho ringhiottito i miei sogni con cura, mi volgo, dopo aver bevuto trenta o quaranta tazze, e mi raccolgo per dar sfogo all’acre bisogno. Mite come il Signore del cedro e degli issopi, io piscio verso i cieli bruni, molto in alto e lontano, col consenso dei grandi eliotropi.