gennaio 31, 2008

TRIORA TERRA DI STREGHE

Posted in IL MONDO DELLE CITTA' tagged , , , , , , , a 5:36 pm di biaraven

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 Il nome Triora, deriva dal latino “Tria Ora” le tre latranti bocche di Cerbero, il mostruoso cane infernale, che domina lo stemma comunale.
Dall’anno 1000, il borgo arroccato su di un monte, in posizione strategica, venne racchiuso da mura per fare fronte ad eventuali scorrerie dei Mori.
Dal 1260, divenuta giurisdizione di Genova, fu rafforzata ulteriormente nella struttura di difesa: fu costruito un castello a torre circolare ed un fortino (dove oggi è situato il cimitero).
Il nome Triora, nella storia rievoca echi malefici ed oscuri: la sua fama nasce dal segno indelebile della sofferenza, che la “caccia alla streghe” ha lasciato nella memoria dei suoi abitanti.
Oggi le streghe a Triora non esistono più…Continuano a sopravvivere nei gesti, nella quotidianità tra le strette vie del borgo, fino giù in fondo alla foresta, alla Cabotina, dove le streghe danzavano con il diavolo.
Ancora oggi infatti, presso la Cabotina, casolare abbandonato dall’aspetto terribilmente tetro, considerato dimora delle streghe, si dice si sentano grida gutturali e pare che una luce soffusa, cosparga la zona, dipingendola di un aspetto ancor più sinistro.
A Triora, spesso le streghe furono soltanto povere donne affette da patologie del sistema nervoso, che con il loro comportamento inconsueto, destavano timore agli occhi degli ignoranti.
Così per centinaia di anni la paura, unita al fanatismo religioso, trovò sfogo nella tortura e nella condanna al rogo di queste sventurate creature.

Si è ipotizzato anche che ci fosse della segala cornuta nella farina usata per fare il pane: l’acido lisergico usato per l’impasto, avrebbe dato origine a disturbi psicopatologici in queste donne, accusate di svolgere atti di stregoneria. Altre volte, più semplicemente, persone perfettamente sane, vennero accusate di praticare riti di magia nera.
Addirittura a Triora, quando alla fine dell’estate del 1587, il benessere del borgo fu interrotto da una devastante carestia, ciò fu considerato opera dei diabolici poteri, di cui erano dotate le streghe e numerose denunce anonime arrivarono al parlamento cittadino.
Così trenta donne furono incarcerate, processate e condannate a morte dall’Inquisizione, e quelle che non morirono sotto tortura, vennero arse sul rogo.

Ancora oggi a Triora, nonostante sia stato allestito un piccolo museo etnografico e della stregoneria, l’argomento streghe rimane un tabù. Negli occhi dei suoi abitanti, si scorge una paura buia: questo fa sospettare che la verità sia ancora più cruda…è come se custodissero nella propria memoria un dolore così grande, che solo il silenzio può esprimere pienamente.

LA DISTRUZIONE DELLA NATURA

Posted in IL MONDO DELLE CITTA' tagged , , , , a 3:57 pm di biaraven

La distruzione della natura. Tornai dopo solo quattro anni nella terra calda dell’Andalusia, con il sole ancora nel cuore, al ricordo di quelle terre… improvvisamente credetti di aver sbagliato rotta, no, non poteva essere la stessa terra, sotto il medesimo cielo. Premetto che per giungere nella mitica patria natia di Picasso, ovvero malaga, se si decide di affrontare il lungo viaggio in auto, e’ necessario passare dal golfo di Almeria, culla di una fantastica riserva naturale, di immense distese di verde e di pittoresche calle dall’acqua cristallina, una sorta di paradiso perduto. Qui ebbe inizio l’incredibile viaggio verso l’inferno: vidi con i miei occhi lo specchio di ciò che l’uomo distrugge,  laddove la natura magistralmente aveva creato.Da quel punto, l’autostrada si trasforma in una semplice strada a due corsie, che costeggia il mare, attraversando le montagne. In questa estate non fu così, nulla era più come allora: i monti e le distese di verde che accompagnavano i viaggiatori, fino giù al confine marocchino, non c’erano piu’: solo bianco e plastica.Che significa? Niente più era stato lasciato alla sua naturale bellezza, per circa 250 km di costa vi erano soltanto serre e plastica!! Uno spettacolo a dir poco agghiacciante, il golfo di Almeria, la Costa Tropical, totalmente trasformate in una gelida gabbia bianca. Nessuna sorta di regolamentazione, riserve naturali confinare con cupole di plastica, parti di montagna soffocate dal calore di questa plastica, case con muri adiacenti a plastica, niente più.Le foto che ho scattato quest’anno in Andalusia, sono le due facce della medaglia: la natura incontaminata e l’uomo materiale potente assassino della natura e in realtà inconsapevolmente anche di sè stesso.Ho fotografato tutto questo orrore con le lacrime agli occhi, con la voglia nel cuore di non crederci, ma purtroppo i miei scatti non mentono e io ho il desiderio-dovere di riportare a voi tutto questo deserto, tutto questo dolore. Un dolore che qualcuno deve urlare al mondo intero… o meglio al mondo che conta.    

LA MENTE AI LIMITI

Posted in COSE LONTANE, GENIO E SREGOLATEZZA tagged , , , , , a 3:47 pm di biaraven

 Non riesco a credere. In Fondo ancora non conosco gli aspetti piu’ reconditi della perversione. Il mio animo è sublimemente puro, candido, senza aneliti di malattia.Malattia di quella sfera. Ogni cosa potrebbe sconvolgermi, lasciarmi basita, esterrefatta, impietrita. Tutto è aggravato dalla mia mancanza di sonno, o meglio dalla totale assenza di sonni tranquilli. Niente. Neppure un minuto. Un maledetto minuto di pace. Mi sento prosciugare, mi sento schiacciare dal peso di questa stanchezza. Mi sembra di essere alle porte dell’inferno, a poco a poco mi si stanno chiudendo alle spalle, imprigionandomi senza lasciarmi scampo. Cosa sta accadendo dentro la mia testa? E dentro la mia anima?Mi ritorco nei pensieri in ogni istante, mi bruciano le meningi dal troppo scorrere d’idee, mi sembra banalmente di impazzire e più realmente di scomparire nel surreale, di trasformarmi in un’entità ai limiti del concepibile. Credo sia giunto il momento di ricorrere a qualcosa di più sano, di estremamente puro.Ho una necessità incombente di qualche forma di eudo-pseudo-dottrina, che venga da lontano e che sia in grado di purificare il mio povero io. 

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