febbraio 11, 2008

DAVID BOWIE

Posted in GENIO E SREGOLATEZZA tagged , , , , , , , a 6:37 pm di biaraven

GLI EROI DI BERLINO E LE MALINCONIE DEL DUCA BIANCO

 

  1. Beauty And The Beast
  2. Joe The Lion
  3. Heroes
  4. Sons Of The Silent Age
  5. Blackout
  6. V-2 Schneider
  7. Sense Of Doubt
  8. Moss Garden
  9. Neukoln
  10. The Secret Life Of Arabia

 Alla metà degli anni 70, David Bowie sprofonda in una crisi apparentemente senza via d’uscita. Vive a Los Angeles in pieno caos narcotico, devastato dalla cocaina e ossessionato dalla magia nera. Il suo matrimonio è al capolinea, i rapporti professionali divengono burrascosi, la sua esistenza pare essere sul punto di un implosione.Diafano ed emaciato come un vampiro metropolitano, si ritira nel suo appartamento, prigioniero della sua stessa follia.Nonostante tutto, il suo genio inimitabile è in grado di sorprendere nuovamente i suoi fans e la critica internazionale, sfoderando un album rivoluzionario, come “Station to station”.Ed è amore, una vera dichiarazione di amore per la sua Europa, dove sogna di tornare presto. Dall’apologia dell’Europa alla vita a Berlino il passo è davvero breve. Qui abbandonerà le vesti di Ziggy Stardust, per indossare un’altra delle sue maschere, quella del “duca bianco”, vestito con un pantalone nero ed una camicia bianca, diviene una creatura algida e robotica, aliena alla società tutta.Nella sua Berlino, attratto dall’atmosfera Mitteleuropea, dalle sperimentazioni musicali elettroniche, dalle innovazioni cinematografiche e dalla nuova pittura tedesca, Bowie scaverà nel profondo della sua anima maledetta, dando vita ad una trilogia “ Low-Heroes-Lodger”, pietra miliare per la storia del rock che seguirà. La voce di Bowie tagliente, come una lama affilata che affonda la carne, accompagnata da chitarre raggelanti, è in grado di raggiungere vette di un intensità straziante, come nella leggendaria “Heroes”. Brano portante dell’album, è indubbiamente un simbolo del melodismo bowiano, probabilmente la migliore rock song del duca bianco. E’ il ritratto sbiadito dell’ultimo eroe decadente, sopravvissuto in una realtà allo sfascio, è il grido d’amore rivolto alla propria donna “ We can be heroes just for one day…” e sullo sfondo il muro di Berlino, ostacolo invalicabile tra due amanti. “Heroes” non è solo una canzone, un cavallo di battaglia, è anche e soprattutto il monumento alla violenza della guerra fredda, il simbolo di un mondo senza più futuro, che costruisce barriere, laddove l’evoluzione porterebbe la saggezza ad abbatterle.Questo pezzo segna il passaggio ufficiale ad un  nuovo suono, un mix di sonorità rock ed elettronica di avanguardia. Un connubio complesso ma compatto, aggraziato da una voce di Bowie al massimo delle sue potenzialità.E il resto?“Il resto è Berlino, sfondo pittorico, che soggiace silente alla mia inquieta esistenza.E’ la mia clinica, la cura per la mia anima.”Berlino è sfondo e nel contempo icona del pathos bowiano, del senso di angoscia che pervade la sua esistenza e la sua produzione artistica.

                                                   

   

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