maggio 30, 2008

TRIBERG: LE CASCATE PIU’ ALTE DELLA GERMANIA

Posted in IL MONDO DELLE CITTA', MALINCONIE URBANE tagged , , , , , , , , , , , , a 2:06 pm di biaraven

 

 

 

 

 

 

Triberg, definita la capitale degli orologi in legno, è nota come importante centro climatico, grazie alle sue magnifiche cascate, le più alte dell’intera Germania.

Le acque del fiume Gutach, scorrono scivolando verso valle, rimbalzando su 7 gradoni in pietra, creando spettacolari giochi di acqua e riflessi di luce.

E’ possibile visitare le cascate, scegliendo tra tre diversi itinerari, in base al gusto e alle curiosità che si intendono soddisfare: “naturale”, “culturale” e delle “cascate”, ognuno della durata di almeno 30 minuti.

Sono inoltre suddivisi in base al grado di difficoltà fisica, che sarà necessario impiegare…di certo la camminata, qualunque sia quella che sceglierete, non sarà come una passeggiata in riva al mare!!

Sicuramente ne vale la pena, il paesaggio e le curiose scoperte che si possono fare, ripagheranno lo sforzo compiuto.

Lungo i percorsi sono presenti alcuni originali gazebo, divenuti quasi un’icona della foresta nera, dove è possibile sostare per riposarsi, oppure per approfittare di favolosi scorci, per fare qualche interessante foto.

Può anche accadere che riusciate a scorgere tra gli alberi, qualche scoiattolo in cerca di cibo!

A tal proposito, prima di entrare, quando pagherete in vostro biglietto d’ingresso, vi suggeriranno di comprare le noccioline, da regalare agli “amici roditori”…purtroppo in buona parte delle volte si rivela una pura illusione!!

Vi toccherà mangiare tutte le noccioline, perché degli scoiattoli non troverete traccia!! Non sono in realtà così socievoli, come vorranno farvi credere!

Io, ho avuto modo di scorgerne uno, che furtivamente stava scendendo da un albero, proprio davanti all’uscita, quando ormai avevo perso le speranze di incontrarne!

Si è trattato davvero di un istante, visto che non appena è comparso, una fanciulla ha tentato di raggiungerlo per offrirgli delle gustose noccioline, a cui lo scoiattolo ha rinunciato volentieri, pur di non essere disturbato…

Può anche capitare, sempre se sarete fortunati, di intravedere un pignaiolo, un uccello dal becco lungo, che si diverte a pulire con perizia le noccioline, lanciate dai visitatori!

A parte l’inconveniente degli scoiattoli “fantasma”, indubbiamente la vista delle cascate, induce davvero a credere che un magistrale maestro, sia l’artefice della creazione di tali spettacoli della natura.

E’ stato davvero sorprendente, raggiungere un punto in cui, l’acqua e il suo scrosciare erano talmente forti, da non consentire di parlare e neppure di fare le foto!

 Lungo il cammino ho cercato di realizzare più foto possibili, in continua lotta con la perfezione naturale, nel tentativo di racchiuderla in un immagine, senza purtroppo riuscire nel mio intento!

Essere lì, di fronte a cotanta meraviglia, ti insegna come una foto non possa dare la medesima emozione, anche se studiata, anche se perfetta, rimane solo una copia dinnanzi alla superiorità della natura.

Abbiamo continuato la nostra salita fino alla fine di uno dei tre percorsi, con il cuore in gola per le emozioni e soprattutto per il sentiero che era estremamente ripido.

Molti erano i turisti che si riposavano o decidevano di rinunciare alla sfida.

Siamo arrivati sino in cima e ci siamo riposati sulle panchine, sapientemente distribuite lungo tutto il percorso…

La vista delle cascate da lassù non aveva eguali e le foto che riprendevano il rifrangere dell’acqua sino al fondo della vallata, avevano già ampiamente ripagato la mancanza di fiato.

Se doveste ancora avere a vostra disposizione un po’ di forze, dopo la visita delle cascate, potrete visitare il piccolo paesino di Triberg, che è noto soprattutto per la lavorazione artigianale del legno e la produzione dei famosi orologi a cucù. La notevole scelta di modelli riuscirà a mettervi in difficoltà su quale acquistare.

L’atmosfera è natalizia 365 giorni all’anno, le pareti delle case sono dipinte, ad esempio con un Babbo natale che vola sulla sua slitta, trainata da renne in un fantastico paesaggio natalizio, rigorosamente sotto la neve.

Che sia agosto o settembre, non noterete grande differenza, il clima di festa e l’atmosfera da favola, non abbandonano mai questo luogo.

Ricorderete a lungo di Triberg, la fatica per le cascate, ma non dimenticherete mai l’aria sognante.

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FRIBURGO:IL TEUTONICO BORGO COSMOPOLITA

Posted in IL MONDO DELLE CITTA', MALINCONIE URBANE tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , a 2:00 pm di biaraven

 

 

 

 

Friburgo nasce durante l’epoca medievale, XI secolo, ad opera dei duchi di Zahringen, per poi divenire nel 1120 un importante polo commerciale.

Dopo le distruzioni dell’ultima guerra, il centro storico è stato totalmente e fedelmente  ricostruito e ad oggi il cuore della città palpita attorno a Kaiser-Joseph-strasse: la prima zona pedonale dell’intera Germania, voluta dal partito dei verdi nel 1970.

Non si tratta di una grande città, ma indubbiamente di una piccola cittadina da sogno, rilassante e nel contempo cosmopolita. 

Addentrandosi nella parte est del centro storico, è possibile apprezzare le molteplici strutture architettoniche, tra cui degna di nota è senz’altro la cattedrale di Munster, edificata in calcare rosso tra il XIII e il XIV.

E’ stato interessante scoprire che, la sua completa costruzione durò circa 300 anni e venne definitivamente terminata nel 1513.

E’ considerata una delle migliori costruzioni dell’architettura gotica tedesca e definita addirittura, come una delle più belle cattedrali cristiane al mondo!!

Inoltre, salendo circa 600 piccoli gradini all’interno della torre ottogonale, alta 160 metri circa, uno dei più antichi campanili gotici d’Europa, è possibile ammirare uno splendido panorama delle colline circostanti, una vista davvero mozzafiato.

Non è in ogni caso indispensabile scalare il campanile, per poter conservare un fantastico ricordo di Friburgo!

Infatti, è molto piacevole anche intraprendere una rilassante passeggiata tra i suoi innumerevoli vicoli, pavimentati con ciottoli provenienti dal Reno.

E’ possibile anche rinfrescarsi le mani, durante le caldi giornate d’estate, con l’acqua che scorre al centro delle vie, lungo quasi tutta la città.

Si tratta di micro-canali d’acqua scoperti, che esistono dai tempi antichi e che in passato avevano lo scopo di salvare gli edifici e le case, dai frequenti incendi.

Sono rimasti sino ad oggi, in qualità di marchio identificativo di Friburgo e nondimeno  come ottima fonte di sollievo per la sete dei nostri amici a quattro zampe!

Friburgo esprime solarità ed energia in ogni angolo della sua superficie, sarà anche per questo che diventa spesso meta preferita per ragazzi universitari in erasmus, basti considerare che su 180’000 abitanti, 22’000 sono studenti!

Questa amabile cittadina ai confini tra Svizzera e Francia, oltre ad essere facilmente raggiungibile e profondamente vivibile, potrà soltanto rimanervi nel cuore.

Potrete addentrarvi nel coloratissimo mercato di fiori, frutta e verdura, che si trova in Munsterplatz proprio di fronte alla cattedrale ed acquistare qualche fiore da portare a casa come ricordo, oppure potrete scegliere una bottiglia di vino di quello che producono proprio qui a Friburgo, considerato il più buono del Baden.

Questo variopinto e vivacissimo mercato, gestito esclusivamente da contadini ed artigiani delle zone circostanti, è presente in tutti i giorni della settimana, fatta eccezione per la domenica.

Cosa si può desiderare di più? Un po’ di natura?

Friburgo, è la principale porta d’acceso alla zona meridionale della foresta nera, da qui   potrete addentrarvi nei meandri più oscuri di questa intera regione, alla scoperta di laghi, cascate, boschi…

Una città da respirare fino in fondo, in una regione da percorrere fino alla fine delle proprie forze.

Infatti è anche la posizione strategica a regalare una considerevole dose di fortuna a questa città che, pur continuando a conservare intatto il suo antico ruolo di polo commerciale di riferimento per Francia, Svizzera e Germania, diviene centro nevralgico del turismo sia di stranieri alla ricerca della foresta nera, sia di Tedeschi.

Non mancano neppure le curiosità in questo luogo dalle mille sorprese, ovunque lungo la città è possibile trovare affascinanti memorie storiche, come la casa della Balena, con il suo portale tardo-Gotico, dove soggiornò Erasmo da Rotterdam, oppure la fontana situata  nella piazza del municipio, dedicata a Berthold Schwartz, lo scopritore della polvere da sparo.

Avevo letto da qualche parte che difficilmente Friburgo rimane indifferente a coloro che la incontrano ed infatti sono qui a scrivere di lei e delle sue meraviglie, con l’entusiasmo di un bambino alla scoperta dello splendore, che la natura gli sa regalare.

maggio 6, 2008

TERREMOTO DEL BELICE: IL DISASTRO SENZA FINE

Posted in COSE LONTANE, IL MONDO DELLE CITTA', MALINCONIE URBANE tagged , , , , , , , , , , , , , , , a 4:39 pm di biaraven

 

 

Notte tra il 14 e il 15 Gennaio 1968, terremoto del Belice, quasi 400 morti, un migliaio di feriti, circa 98000 persone rimaste senza tetto: una ferita nel cuore della gente che ancora oggi rimane aperta.

Questo terribile e violento terremoto, colpì con due scosse particolarmente intense la zona del Belice della Sicilia occidentale, tra Palermo, Trapani e Agrigento.

Fu di una forza talmente devastante da distruggere quasi interamente Poggioreale, Montevago, Santa Margherita Felice e Gibellina.

E’ una delle maggiori catastrofi, avvenute nel dopoguerra, a cui si assommeranno numerose difficoltà ed errori, tipici degli altri disastri del nostro paese: il ritardo dei soccorsi, la mancanza di preparazione dello Stato, i madornali errori della fase di ricostruzione, l’emigrazione forzata delle popolazioni e il degrado disarmante di chi, rimasto sul luogo suo malgrado, ha dovuto vivere per anni nello squallore delle baracche.

A seguito del disastro, diversi artisti dedicarono le proprie opere per la ricostruzione della zona e per la riqualificazione della vita delle popolazioni di quei luoghi, per gli anni a venire.

A tal proposito, la regione del Belice fu per molto tempo, un luogo soggetto a notevoli cambiamenti, ambientali, strutturali, sociali, tanto da divenire un simbolo nella storia del nostro paese.

Gli anni successivi al terremoto non furono affatto semplici: nel Marzo del ’68, una rappresentanza della popolazione si diresse a Roma, in segno di protesta, al fine di ottenere il “via alla ricostruzione” e la fine della vita nelle baracche.

Aldo Moro, al tempo era presidente del consiglio.

Un gruppo forte, unito dalla disperazione e dal dolore, raccoltosi sotto il parlamento, urlò con quanta voce aveva nei polmoni: “Moro, dai i soldi ai siciliani!!”

Grazie a questo intervento di massa, la Sicilia ottenne la legge per la ricostruzione e lo sviluppo della valle siciliana.

Le prospettive di svolta e di ripresa annunciate purtroppo, non vennero soddisfatte per oltre dodici anni!

Nel ’70 Danilo Dolci, tra i principali protagonisti che hanno stabilito rapporti tra amministrazioni e la popolazione del Belice, diede vita alla prima radio libera italiana, “Radio Libera di Partinico” e realizzò una trasmissione clandestina, che aveva l’intento di denunciare i malfatti e le condizioni di estremo degrado, in cui versava la popolazione.

A due anni dal terremoto, dichiarava il disimpegno dello Stato e gli sprechi di denaro pubblico nella ricostruzione.

La radio, come prevedibile, riuscì a trasmette per pochissimo, addirittura soltanto 27 ore dopo l’apertura, venne chiusa da un azione della polizia!

Le condizioni non migliorarono, e chi non potè emigrare, continuò a vivere nelle baracche, tanto che venne proposto di creare una sorta di servizio civile alternativo al servizio militare, per poter aiutare la valle del Belice nelle opere di ricostruzione.

Il governo venne addirittura dichiarato “fuorilegge” per non aver rispettato la legge!

Questo è ciò che di raccapricciante non è stato fatto, nondimeno ciò che venne fatto successivamente per l’effettiva ricostruzione, fu un ulteriore disastro!

L’architettura con cui è stata ricostruita non rispecchiava assolutamente i modelli tradizionali della zona e non era in grado di rispondere alle esigenze della popolazione.

Le tipologie utilizzate dagli ingegneri, non erano in linea con la soggettività della valle e rispecchiavano modelli di architettura scandinavi desueti e rispolverati per “l’occasione”.

L’architetto Calogero di Stefano disse: “Ricostruire un paese del Trapanese, come se fosse un quartiere danese, non rispetta minimamente la cultura e le tradizioni del popolo”.

Poggioreale rimane un emblema di questa realtà priva di significato.

La ricostruzione del Belice è il risultato bizzarro di un laboratorio di sperimentazione architettonica, del tutto indifferente alle necessità sociali e strutturali del luogo.

Furono molti anche gli artisti contattati per la realizzazione di opere d’arte da inserire in quel contesto, degna di nota è senz’altro la “Porta del Belice”, che si incontra per raggiungere Gibellina: una stella in acciaio alta 24 metri di Pietro Consagra.

Sono molteplici i “marchi” di questa interminabile tragedia, che hanno saputo trascinare il dolore nel presente, attraverso una “stella”, lungo un “Giardino segreto”, (di Francesco Venezia) fin dentro alla “Chiesa sferica” (di Ludovico Quadroni).