maggio 6, 2008

TERREMOTO DEL BELICE: IL DISASTRO SENZA FINE

Posted in COSE LONTANE, IL MONDO DELLE CITTA', MALINCONIE URBANE tagged , , , , , , , , , , , , , , , a 4:39 pm di biaraven

 

 

Notte tra il 14 e il 15 Gennaio 1968, terremoto del Belice, quasi 400 morti, un migliaio di feriti, circa 98000 persone rimaste senza tetto: una ferita nel cuore della gente che ancora oggi rimane aperta.

Questo terribile e violento terremoto, colpì con due scosse particolarmente intense la zona del Belice della Sicilia occidentale, tra Palermo, Trapani e Agrigento.

Fu di una forza talmente devastante da distruggere quasi interamente Poggioreale, Montevago, Santa Margherita Felice e Gibellina.

E’ una delle maggiori catastrofi, avvenute nel dopoguerra, a cui si assommeranno numerose difficoltà ed errori, tipici degli altri disastri del nostro paese: il ritardo dei soccorsi, la mancanza di preparazione dello Stato, i madornali errori della fase di ricostruzione, l’emigrazione forzata delle popolazioni e il degrado disarmante di chi, rimasto sul luogo suo malgrado, ha dovuto vivere per anni nello squallore delle baracche.

A seguito del disastro, diversi artisti dedicarono le proprie opere per la ricostruzione della zona e per la riqualificazione della vita delle popolazioni di quei luoghi, per gli anni a venire.

A tal proposito, la regione del Belice fu per molto tempo, un luogo soggetto a notevoli cambiamenti, ambientali, strutturali, sociali, tanto da divenire un simbolo nella storia del nostro paese.

Gli anni successivi al terremoto non furono affatto semplici: nel Marzo del ’68, una rappresentanza della popolazione si diresse a Roma, in segno di protesta, al fine di ottenere il “via alla ricostruzione” e la fine della vita nelle baracche.

Aldo Moro, al tempo era presidente del consiglio.

Un gruppo forte, unito dalla disperazione e dal dolore, raccoltosi sotto il parlamento, urlò con quanta voce aveva nei polmoni: “Moro, dai i soldi ai siciliani!!”

Grazie a questo intervento di massa, la Sicilia ottenne la legge per la ricostruzione e lo sviluppo della valle siciliana.

Le prospettive di svolta e di ripresa annunciate purtroppo, non vennero soddisfatte per oltre dodici anni!

Nel ’70 Danilo Dolci, tra i principali protagonisti che hanno stabilito rapporti tra amministrazioni e la popolazione del Belice, diede vita alla prima radio libera italiana, “Radio Libera di Partinico” e realizzò una trasmissione clandestina, che aveva l’intento di denunciare i malfatti e le condizioni di estremo degrado, in cui versava la popolazione.

A due anni dal terremoto, dichiarava il disimpegno dello Stato e gli sprechi di denaro pubblico nella ricostruzione.

La radio, come prevedibile, riuscì a trasmette per pochissimo, addirittura soltanto 27 ore dopo l’apertura, venne chiusa da un azione della polizia!

Le condizioni non migliorarono, e chi non potè emigrare, continuò a vivere nelle baracche, tanto che venne proposto di creare una sorta di servizio civile alternativo al servizio militare, per poter aiutare la valle del Belice nelle opere di ricostruzione.

Il governo venne addirittura dichiarato “fuorilegge” per non aver rispettato la legge!

Questo è ciò che di raccapricciante non è stato fatto, nondimeno ciò che venne fatto successivamente per l’effettiva ricostruzione, fu un ulteriore disastro!

L’architettura con cui è stata ricostruita non rispecchiava assolutamente i modelli tradizionali della zona e non era in grado di rispondere alle esigenze della popolazione.

Le tipologie utilizzate dagli ingegneri, non erano in linea con la soggettività della valle e rispecchiavano modelli di architettura scandinavi desueti e rispolverati per “l’occasione”.

L’architetto Calogero di Stefano disse: “Ricostruire un paese del Trapanese, come se fosse un quartiere danese, non rispetta minimamente la cultura e le tradizioni del popolo”.

Poggioreale rimane un emblema di questa realtà priva di significato.

La ricostruzione del Belice è il risultato bizzarro di un laboratorio di sperimentazione architettonica, del tutto indifferente alle necessità sociali e strutturali del luogo.

Furono molti anche gli artisti contattati per la realizzazione di opere d’arte da inserire in quel contesto, degna di nota è senz’altro la “Porta del Belice”, che si incontra per raggiungere Gibellina: una stella in acciaio alta 24 metri di Pietro Consagra.

Sono molteplici i “marchi” di questa interminabile tragedia, che hanno saputo trascinare il dolore nel presente, attraverso una “stella”, lungo un “Giardino segreto”, (di Francesco Venezia) fin dentro alla “Chiesa sferica” (di Ludovico Quadroni).

 

 

 

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2 commenti »

  1. gisella said,

    gisella. aquilana. terremotata. leggo.
    fortunata. sono qui…..
    cerco di capire. di comprendere. e tremo ancora, insieme alla mia bella città. l’aquila bella me’……..
    che strazio…quanta speranze………..
    quanto dolore….
    cerco nelle cronache di chi ha già vissuto la tragedia, i segni del mio futuro. trovo fantasmi e ancora incertezza….

  2. angelo said,

    Sono stato nei giorni scorsi in visita a Poggioreale ed è l’assurdo ammettere che mi ha compito maggiormente la desolazione del nuovo centro di Poggioreale, ricco di nuove strutture certamente sovradimensionale alle reali esigenze e di appartamenti di nuova costruzione, mai utilizzati che versano nell’assoluto degrado. Ho letto con piacere dell’inizativa portata avanti dall’amministrazione comunale, che ha intenzione di ristrutturare il vecchio centro abitato, avvalendosi del contributo dei tanti emigrati, preservando così la propria storia, in un sito carico di un fascino surreale.


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